Litisconsorzio: la notifica della sentenza fa decorrere il termine per impugnare nei confronti di tutte le parti

 

Cassazione ordinanza 21 dicembre 2018, n. 33152

In tema di impugnazioni, il principio per il quale, nel processo con pluralità di parti, stante l'unitarietà del termine per l'impugnazione, la notifica della sentenza eseguita ad istanza di una sola delle parti segna, nei confronti della stessa e della parte destinataria della notificazione, l'inizio del termine per la proposizione dell'impugnazione contro tutte le altre parti, trova applicazione soltanto quando si tratti di cause inscindibili o tra loro dipendenti, ovvero nel caso in cui la controversia concerna un unico rapporto sostanziale o processuale, e non anche quando si versi nella distinta ipotesi di plurime cause che avrebbero potuto essere trattate separatamente e, solo per motivi contingenti, sono state trattate in un solo processo, per le quali, in applicazione del combinato disposto degli artt. 326 e 332 c.p.c., è esclusa la necessità del litisconsorzio.

Guida ubriaco la bicicletta: no alla sospensione della patente

Cassazione 3 dicembre 2018, n. 54032

Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza di patteggiamento con cui il tribunale aveva applicato la pena richiesta dalle parti per il reato di guida in stato di ebbrezza (art. 186 comma 2 lett. b) e 2- bis cod. strada), per essere stato sorpreso mentre, ubriaco, faceva una passeggiata in bicicletta, con sospensione della patente di guida per la durata di anni uno, la Corte di Cassazione (sentenza 3 dicembre 2018, n. 54032) - nell’accogliere la tesi difensiva secondo cui la sentenza era illegittima nella parte in cui aveva disposto la sospensione della patente di guida in quanto non prevista per la conduzione di velocipedi - ha sul punto ribadito che la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, applicabile in relazione a illeciti posti in essere con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, non può essere disposta nei confronti di chi si sia posto alla guida di un veicolo per cui non è richiesta alcuna abilitazione, come un velocipede.

Cancellazione della società: iscrizione cancellabile se il bilancio finale non è veritiero

Tribunale di Milano 28 novembre 2018

Con il provvedimento del 28 novembre 2018, il Giudice del Registro del Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di alcuni creditori di una società a responsabilità limitata di cui era stata precedentemente iscritta la cancellazione dal registro delle imprese su richiesta del liquidatore. I ricorrenti avevano, infatti, dimostrato che il bilancio finale di liquidazione non riportava alcuna indicazione di un consistente credito che la società avrebbe ancora dovuto incassare per una cessione di azienda. Ritenendo che la verifica della veridicità del bilancio finale di liquidazione rientri nell’ambito del controllo "qualificatorio" assegnato al giudice del registro, il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso e ordinato la cancellazione dell’iscrizione della cancellazione della società dal registro delle imprese. 

 

PCT: il deposito telematico di più buste deve effettuarsi entro il giorno di scadenza

Cassazione 5 dicembre 2018 n. 31434

Con il deposito del ricorso si attivano sia la formazione del fascicolo d'ufficio che l'iscrizione a ruolo, nonché la costituzione in giudizio, col deposito del fascicolo di parte, secondo i principi generali dei procedimenti che iniziano con ricorso; i documenti di cui il ricorrente intende avvalersi devono essere prodotti ed inseriti nel fascicolo di parte, da depositarsi alla costituzione, pena l'inammissibilità delle produzioni e non già dell'intera opposizione. Dunque, secondo la sentenza n. 31474/2018 della Cassazione civile, il deposito del ricorso e del fascicolo di parte contenente i documenti prodotti deve essere contestuale e tale contestualità deve essere rispettata anche nel caso in cui l’iscrizione a ruolo avvenga mediante il deposito telematico di più buste ove la prima superi la dimensione massima stabilita nelle relative specifiche tecniche.

Litigare con una collega e strattonarla non legittima il licenziamento

Cassazione 20 dicembre 2018 n. 33027

Nel valutare la legittimità di un licenziamento per giusta causa in caso di litigio tra colleghi sfociato in una aggressione fisica occorre tenere conto di tutti i connotati oggettivi e soggettivi del fatto, vale a dire del danno arrecato, dell’intensità del dolo o del grado della colpa del lavoratore, dei suoi precedenti disciplinari nonché di ogni altra circostanza tale da incidere in concreto sulla valutazione del livello di lesione del rapporto fiduciario tra le parti.

Modelli semplificati 231 per PMI